Centro Studi Erato

Mario Passarello

La visione di certi ambienti possono modificare, di molto, la visione che abbiamo dalla realtà. Quasi che la nostra mente, ben sollecitata, ricostruisca parti mancanti, da completare... da abbellire. Se tale modifica avviene per necessità, o per ludico capriccio del nostro carattere, è difficile stabilirlo. È facile, viceversa, sentire in se stessi l'attrazione verso il nuovo da scoprire, meglio se misterioso: e magari radicato nella profondità della nostra anima.

La ricerca cromatica di Mario Passarello pare attingere direttamente dal nucleo magmatico della creatività, portando a un bivio durante la percezione delle opere: compiendo idealmente la strada a sinistra, infatti, chi osserva giunge alla semplificazione delle forme, a volte familiari, a volte da scoprire; compiendo quella a destra, invece, ogni composizione assume controparti inimmaginabili, fino a scomparire e ricomparire in differente veste.

Possiamo distinguere, riguardo la sua produzione, tre grandi aree. Nella prima, iniziata nel 1978, e continuata a più riprese fino alla fine del 2015, il tratto è "grasso", volto alla ricerca di una rappresentazione della tela prettamente materica, e dai toni mediterranei. Nella seconda, nella quale è centrale la progettazione di una figura dichiaratamente rappresentata come tale, il pennello mutua nella delicatezza di una sottile matita, facendosi precisa e romantica allo stesso tempo. Nella terza, infine, a prevalere è l'impianto onirico, seppure legato fortissimamente agli orizzonti, o ai suoi costrutti simbolici, che siano marini o fantastici, in fase di tramonto o di alba (è l'autore a decidere ciò); essi risultano abbondantemente fluidificati dalla pennellata generosa, e caratterizzati da una luce calda e abbagliante, tipica del meridione italiano.

Daniele Mendolia


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