Centro Studi Erato

Teresa Lonobile

Il volto è prima di tutto FORMA

"La coscienza umana tende sempre ad una lingua e puranche ad uno stile. Prendere coscienza, vale prendere forma".
Henri Focillon

Nella costruzione dei suoi ritratti di donne a mezzo busto o semplicemente di soli volti riccamente ornati, Teresa Lonobile punta dritto sullo stile. Vuole creare un proprio stile e comunicare allo stesso tempo l’eleganza morbida e tagliente delle sue donne. Spinta da un’esigenza estetica e da una funzione stilistica, in un primo momento che possiamo chiamare "volumetrico", espande e dilata i suoi volti, assumendo la tipica caratteristica che contraddistingue i personaggi boteriani. E’ interessata al volume, alla tecnica, alla semplicità lineare senza tralasciare il buongusto. I suoi ritratti di donna sono prima di tutto dei volumi pieni, delle forme dai colori brillanti. La trasformazione di un volto in un volume riflette la trasformazione/alterazione della realtà in ciò che per la Lonobile è essenza della sua arte: la creazione di un mondo a se stante. Queste sue donne dagli occhietti socchiusi, dalle labbra a cuore color ciliegia, dal viso paffuto, vivono una dimensione altra e sembrano trasmettere, in tutta la loro sensualità, distanza ed incertezza.

Il secondo momento, se possiamo definirlo tale, è quello in cui la forma esige l’abbandono della dilatazione, dell’estensione e dell’abbondanza, a favore della riduzione. La linea netta e decisa, delinea volti dai profili forti, accentuati dal trucco e impreziositi da orecchini, con particolare predilezione per i pendenti, da collane e collari. I capelli, sono spesso raccolti e coperti da cappellini a cloche adornati da un fiore, "à la façon" della Garbo, altre volte riecheggiante lo stile elisabettiano. Lo sguardo vitreo è accentuato dalla gamma coloristica ridotta ai soli grigi e viola. Una bellezza fredda e raffinata che ricorda le dive degli anni ruggenti. Lonobile, non insensibile allo "stile 1925", alle mode di quegli anni, che avevano rivoluzionato il concetto di femminilità, ne fa un uso proprio affilando e definendo la sua forma, giocando con il carattere geometrico degli accessori.

In ognuno dei suoi volti è ritratta una donna apparentemente diversa ma che non è altro sempre la stessa. Ognuno di loro si racconta senza il peso del corpo. Questi volti sembrano non appartenere a nessun corpo, da lì la voluta eliminazione di esso. Hanno una vita propria, come ho accennato prima e discendono dal basso e dall’alto, dalla terra e dal cielo, dal profondo e dal supremo, racchiusi in un’aura di mistero.

Gianna Panicola


Annette
Carmela
Catherine
Rosalia